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Una giornata con Figaro: che vita da cani

Figaro è un cucciolotto di Jack Russell nato a casa nostra.
Alessandra lo ha allevato prima di affidarlo ad una famiglia, e nei giorni scorsi è tornato a trovarci per un breve periodo, visti gli impegni dei suoi padroni.
Una bestiolina di 3 mesi sveglia, intelligente e vivace quanto deve esser un cucciolo.
Il pomeriggio con lui è [...]

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mag 22

Un morto sul lavoro ogni 7 ore

Oggi su Repubblica TV la sta facendo da padrone uno spot shock di Rifondazione Comunista sulla contestazione, peraltro giustissima, delle troppe morti sul lavoro.
In Italia muore una persona sul luogo di lavoro ogni 7 ore. Se diamo ascolto alle statistiche in Italia muoiono più persone sul lavoro in un giorno (56) che quanti ne nascano in un capoluogo di provincia come Milano (30).
Politica a parte, la cosa va fermata.

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mag 13

Domani, 21 aprile 2009

Come sempre io avrei da ridire su molte cose, ma penso che la precedenza vada a chi ci ha rimesso tanto, troppo.
Ora bisogna fare. E non solo parlare.
Leggo e rileggo un sacco di articoli, tutti i politici si sono affrettati ad essere presenti, a camminare in mezzo alle macerie, a dire la loro.
E ci sono anche tanti torti, come sempre troppi per esser nel 2009 dove il falegname è stato sostituito dall’ingegnere – però le case in legno hanno retto, ndr. – e dove la televisione esagera, sempre.
I fancazzisti per antonomasia, gli artisti, hanno detto la loro, e lo hanno fatto con una canzone.
Penso basti ascoltarla e se tra tutti i vostri capricci quotidiani trovate poco più di 1 euro, compratela e non scaricatela – si si se la scaricate vi cade il pene – grazie al p2p.

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mag 07

Stop forzato, meglio divertirsi con una mela

Non mi succedeva più da parecchio tempo. Ho deciso di dare uno stop a molte cose in questo periodo, complice la stanchezza generale e i molti consigli di amici e conoscenti sul fatto che mi devo fermare prima di scoppiare.
Dopo molti anni sono tornato al mondo Mac, superando una sorta di blocco verso quella piattaforma dovuto a vicissitudini personali, e, anche se può sembrare strano, con questa piccola mela mi sto divertendo mentre lavoro.
Intendiamoci non scrivo per pubblicità o per tornaconto, ma in una giornata lavorativa di nove ore, ho molto più tempo per rilassare la mente rispetto a quando usavo il PC.
Ave MacBook !

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mag 03

Spegnere la sveglia con Cmd + Q

Usare un Mac può far male. Molto male.
Stamattina Stefania si è svegliata cercando di spegnere la sveglia con il “Command Q“, comando che porta alla chiusura di un’applicazione sotto Mac OS X.
Che un Mac porti ad assuefazione ? La cosa mi preoccupa un pò visto che lo aveva usato solo per quattro o cinque ore…

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mag 02

A cosa porteranno gli anni di Cristo…

Pensando alla mia età mi rendo conto che – a dispetto di altri miei coetanei che sono sposati, hanno famiglia e manca poco che siano già nonni – io non riesca a perdere determinate abitudini e modi di fare prettamente bambineschi e infantili, conditi di menefreghismo, in maniera naturale e graduale nel tempo. Ma secondo voi esiste un limite di età entro il quale sarebbe il caso di smettere di fare cazzate {1} autoimponendosi un comportamento da adulto?
Se qualcuno mi vedesse mentre mostro il dito medio ed impreco contro l’ennesimo pedone che non attraversa sulle strisce, non so che idea si potrebbe fare di me.
Tra un mese e mezzo sarò 33enne, ma continuo tranquillamente a perdere la testa per un MacBook, a parlare al telefono camuffando la voce, a lanciare molliche di pane agli altri tavoli durante i matrimoni od alle feste di compleanno, a mettere di nascosto il peperoncino piccante od il sale nel piatto di chi proprio non lo sopporta, e, dulcis in fundo, a raccontare i fatti miei su un blog…
Scherzi a parte oggi tocca a Federico, spesso mio compagno di lavoro, di rotture di coglioni e di sopravvivenza in questo benedetto mondo del web. Sarà cresciuto perché ha perso i capelli ? Beh… vai avanti tu che a me vien da ridere.
Auguri Federakkio !

  1. passatemi il francesismo [↩]
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apr 26

Facevano la pipì per strada: presi in flagranza

Brillante operazione di “pulizia” contro chi fa la pipì sui muri.La scorsa notte le pattuglie in borghese della Polizia locale di Bassano del Grappa (VI), dopo abili appostamenti hanno pizzicato complessivamente una quindicina di giovani intenti a urinare negli angoli bui del centro storico. Sono stati tutti multati: dato che la sanzione pevista dall’ordinanza comunale emessa nei mesi scorsi è di 300 euro, nelle casse comunali confluiranno in totale 4.500 euro.

«I ragazzi sono stati presi in flagranza – ha spiegato l’assessore alla sicurezza Claudio Mazzocco”. Insomma, sono stai presi col “corpo” del reato fra le mani.

28giu2009: le operazioni di pulizia continuano. Altri 4 giovani sorpresi nel fatto e multati a Roma. Che sia giunta l’ora di una operazione massiva di pulizia italiana ??

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gen 28

28 gennaio, il giorno dopo, e i disabili?

Il 27 gennaio si celebra in Italia la Giornata della memoria, che ricorda l’olocausto di milioni di ebrei e le altre vittime dei campi di sterminio nazisti: rom, sinti, omosessuali, testimoni Geova, popolazioni dell’Est Europa, oppositori politici.
C’è, tuttavia una pagina di quella barbarie che viene spesso ignorata.
Una pagina che, invece, va riportata all’attenzione delle nostre coscienze.
È quella che riguarda le almeno 80.000 persone disabili oggetto di una sistematica operazione di sterminio avviata da Adolf Hitler al fine di eliminare i «connazionali improduttivi».
Il primo passo di questo delirante progetto fu compiuto nel 1939, quando, attraverso un Decreto ministeriale che imponeva la dichiarazione dei neonati deformi, venne avviato un programma di soppressione dei bambini con difetti fisici e mentali.
Poco dopo la nascita i neonati venivano tolti con l’inganno o con la forza e l’uso di minacce alla famiglia e trasferiti in reparti per l’assistenza esperta dei bambini, che altro non erano se non strutture per l’eutanasia.
Il loro destino era segnato, cambiava solo il metodo scelto per la loro eliminazione: venivano lasciati morire per inedia o avvelenati con dosi massicce di farmaci quali la morfina, il luminal, il veronal e il bromuro.
Ne vennero uccisi in questo modo, secondo le stime più prudenti, almeno 5.000.
Successivamente Hitler dette l’avvio anche all’operazione di uccisione su larga scala dei disabili adulti con il famigerato progetto T4”.
Quelle dei disabili, per il fürer, erano vite indegne d’essere vissute.
Alla base del progetto c’era anche un criterio di ordine economico e utilitaristico.
Infatti, l’eliminazione di questa fascia di cittadini considerati incapaci di produrre e bisognosi di cure continuative, secondo i calcoli dei funzionari Reich, avrebbe fatto risparmiare in dieci anni all’erario tedesco quasi 900 milioni di marchi.
Il metodo scelto per lo sterminio, in questo caso, fu quello delle camere a gas che iniziarono a funzionare sostenute dalla spietata ed efficiente macchina organizzativa nazista.
Nel 1941 Hitler, a seguito della pressione dell’opinione pubblica e della Chiesa, mise ufficialmente fine al progetto in Germania.
L’eliminazione dei disabili tedeschi, però, proseguì nei reparti degli ospedali e all’interno degli istituti con iniezioni letali e barbiturici.
Le camere a gas, invece, continuarono a funzionare per i disabili ebrei e per quelli dei paesi occupati dalla Germania nazista, che, tra gli internati dei lager, furono sempre tra i primi ad essere destinati ai forni crematori.
Si calcola che nei due anni del T4” furono mandate a morte circa 70.000 persone con disabilità, cui vanno aggiunte le migliaia di vite brutalmente spezzate tra il 1941 e il 1945 e per le quali non esiste alcuna contabilità.
Non sappiamo quanti, tra i milioni di esseri umani che conclusero la loro esistenza nell’inferno di Auschwitz, Treblinka e degli altri lager nazisti, siano finiti in quei campi a causa di qualche loro limitazione fisica o psichica.
Ci sembra tuttavia importante celebrarne la memoria con la stessa attenzione e dignità riservata alle altre vittime di quella tragedia, per questo chiediamo che nelle cerimonie e nelle occasioni di riflessione che si succederanno in questi giorni non ci si dimentichi dei disabili vittime dell’olocausto.

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gen 23

Facebook OFF

Inizia il conto alla rovescia: chiudo con Facebook.
Troppe cose da seguire, un social network che fa solo perdere tempo.
Bye Bye FB

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gen 23

I preti che violentavano i sordi

Decine di bambini e ragazzi sordi violentati e molestati in un istituto di Verona fino al 1984. E dopo decenni di tormenti, gli ex allievi trovano la forza di denunciare gli orrori. Ma molti dei sacerdoti sono ancora lì.
Per oltre un secolo è stato un simbolo della carità della Chiesa: una scuola specializzata per garantire un futuro migliore ai bambini sordi e muti, sostenendoli negli studi e nell’inserimento al lavoro. L’Istituto Antonio Provolo di Verona ospitava i piccoli delle famiglie povere, figli di un Nord-est contadino dove il boom economico doveva ancora arrivare. Fino alla metà degli anni Ottanta è stato un modello internazionale, ma nel tetro edificio di Chievo, una costruzione a metà strada tra il seminario e il carcere, sarebbero avvenuti episodi terribili.
Solo oggi, rincuorati dalle parole di condanna pronunciate da papa Ratzinger contro i sacerdoti pedofili, decine di ex ospiti hanno trovato la forza per venire allo scoperto e denunciare la loro drammatica esperienza: “Preti e fratelli religiosi hanno abusato sessualmente di noi”. Un’accusa sottoscritta da oltre 60 persone, bambini e bambine che hanno vissuto nell’Istituto, e che ora scrivono: “Abbiamo superato la nostra paura e la nostra reticenza”.
Gli abusi di cui parlano sarebbero proseguiti per almeno trent’anni, fino al 1984. Sono pronti a elencare una lunga lista di vittime e testimoni, ma non possono più rivolgersi alla magistratura: tutti i reati sono ormai prescritti, cancellati dal tempo. I sordomuti che dichiarano di portarsi dentro questo dramma sostengono però di non essere interessati né alle condanne penali né ai risarcimenti economici. Loro, scrivono, vogliono evitare che altri corrano il rischio di subire le stesse violenze: una decina dei religiosi che accusano oggi sono anziani, ma restano ancora in servizio nell’Istituto, nelle sedi di Verona e di Chievo. Per questo, dopo essersi rivolti al vescovo di Verona e ai vertici del Provolo, 15 ex allievi hanno inviato a ‘L’espresso’ le testimonianze – scritte e filmate – della loro esperienza.
Documenti sconvolgenti, che potrebbero aprire uno squarcio su uno dei più gravi casi di pedofilia in Italia: gli episodi riguardano 25 religiosi, le vittime potrebbero essere almeno un centinaio.

La denuncia

Gli ex allievi, nonostante le difficoltà nell’udito e nella parola, sono riusciti a costruirsi un percorso di vita, portandosi dentro le tracce dell’orrore. Dopo l’esplosione dello scandalo statunitense che ha costretto la Chiesa a prendere atto del problema pedofilia, e la dura presa di posizione di papa Benedetto XVI anche loro hanno deciso di non nascondere più nulla. Si sono ritrovati nell’Associazione sordi Antonio Provolo e poi si sono rivolti alla curia e ai vertici dell’Istituto. Una delle ultime lettere l’hanno indirizzata a monsignor Giampietro Mazzoni, il vicario giudiziale, ossia il magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona. È il 20 novembre 2008: “I sordi hanno deciso di far presente a Sua Eminenza il Vescovo quanto era loro accaduto. Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave).
I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna”. E ancora: “Come non bastasse, i bambini e ragazzi sordi venivano sottoposti a vessazioni, botte e bastonature. I sordi possono fare i nomi dei preti e dei fratelli laici coinvolti e dare testimonianza”. Seguono le firme: nome e cognome di 67 ex allievi.

Le storie

I protagonisti della denuncia citano un elenco di casi addirittura molto più lungo, che parte dagli anni Cinquanta. Descrivonomezzo secolo di sevizie, perfino sotto l’altare, in confessionale, dentro ai luoghi più sacri.
Quei bambini oggi hanno in media tra i 50 e i 70 anni: il più giovane compirà 41 anni fra pochi giorni. Qualcuno dice di essere stato seviziato fino quasi alla maggiore età. Gli abusi, raccontano, avvenivano anche in gruppo, sotto la doccia. Scene raccapriccianti, impresse nella loro memoria. Ricorda Giuseppe, che come tutti gli altri ha fornito a ‘L’espresso’ generalità complete: “Tre ragazzini e tre preti si masturbavano a vicenda sotto la doccia”. Ma la storia più angosciante è quella di Bruno, oggi sessantenne, che alla fine degli anni Cinquanta spiccava sugli altri bambini per i lineamenti angelici: era il ‘bello’ della sua classe. E solo ora tira fuori l’incubo che lo ha tormentato per tutta la vita: “Sono diventato sordo a otto anni, a nove frequentavo il Provolo che ho lasciato a 15 anni. Tre mesi dopo la mia entrata in istituto e fino al quindicesimo anno sono stato oggetto di attenzioni sessuali, sono stato sodomizzato e costretto a rapporti di ogni tipo dai seguenti preti e fratelli.”. Ha elencato 16 nomi. Nella lista anche un alto prelato, molto famoso a Verona: due sacerdoti del Provolo avrebbero accompagnato Bruno nel palazzo dell’ecclesiastico.

A modo mio

E poi non mi si dica “beato il clero”.
Beh, buona sopravvivenza.

Fonti

L’espresso del 22 gennaio 2009 e Laura Raffaelli

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gen 23

“Il web resta ancora confinato a una cassa di risonanza dell’agenda setting dettata da altri media”

Solo un breve cenno per invitarvi a dare un’occhiata ad un articolo di Marco Ferri: ““Il web resta ancora confinato a una cassa di risonanza dell’agenda setting dettata da altri media”“.
Uno spunto per riflettere anche per un professionista del web oltre che per un internauta.
Beh, buona sopravvivenza.

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gen 21

Quanto vale la ricerca di professionalità del web ?

Oggi vale la ricerca di professionalità nel web ?
Per alcuni si e per altri no.
Personalmente faccio fatica a definirmi un professionista del web, anche se in realtà dovrei esserlo, per i lavori che mi vengono commissionati da qualche anno a questa parte.
Sono un programmatore arrugginito che all’occorrenza utilizza dei linguaggi tra i più vari (PHP, .Net, etc.), conosce i linguaggi di marcatura, i fogli di stile (CSS) e cerca di produrre dei lavori quanto più conformi alle specifiche e alle normative in materia di pubblicazione di contenuti o realizzazione di applicazioni.
Mi sono trovato ad interagire con soggetti che si definivano esperti in tante materie e a questi mi sono trovato ad insegnare le cosidette basi in molti ambiti.
E da qui il quesito: esperto è chi lo è davvero o chi dice di esserlo ?
Ci vorrebbe poco per tagliare la testa al toro: fuori dal web, se vuoi lavorare, o sei certificato oppure non lavori.
La professionalità si cerca fra i pezzi di carta. Fioccano certificazioni dal singolo S.O. alle metodologie di lavoro.
Nel mondo del web, se escludiamo casi sporadici, pochi sono i “certificati” in qualcosa.
Forse perché le certificazioni non ci sono o se ci sono a molti sono sconosciute o non vengono richieste.
Il nostro caro Governo poco tempo fa ci ha dato una mano {1} per smaltire un pò di incertezza, anche se secondo me ha contribuito molto più a ghetizzare un ambiente ancora nuovo per lo stato italiano.
Tuttavia, anche qui non si è agito correttamente secondo il mio modesto modo di vedere: laureati e iscritti all’albo si salvano, e tutto il mondo fuori {2} .
Basta una laurea o serve davvero ?
Quando si arriverà a richiedere una specifica conoscenza (ma davvero) in una determinata materia ? Ora vedremo se un laureato in Scienze Politiche {3} non pesa di più rispetto ad una persona che fa accessibilità da anni.
Da quello che sento in giro dovrei essere una delle poche persone che si è interessato alla certificazione C.I.W., anche se da anni è stata portata alla conoscenza di tutti i professionisti del web da parte di IWA Italy, tuttavia posso confermare che il solo approccio a questo tipo di qualifica risulta interessante per una persona che voglia lavorare nel web e sarebbe un buon passo avanti.
Beh, buona sopravvivenza.

  1. cit. intervento di Marco Bertoni [↩]
  2. per dirla alla Vasco Rossi [↩]
  3. e qui non me ne vogliano i dottori in tale materia [↩]
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dic 14

Grazie a Laura ed Antonio

Due parole per ringraziare Laura ed Antonio, i genitori di Laura, il fratello Carlo dell’ospitalità di oggi e dell’ottimo pranzo di oggi.
Ancora auguri di Buon Natale se non dovessimo sentirci prima e… complimenti alle cuoche !

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    Molti, purtroppo per loro, mi conoscono. Vuoi per il mio lavoro, vuoi per le mie attività nel mondo dei disabili in moto o per il mio appartenere a diverse associazioni attive.
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